don luigi sturzo

Uomo politico italiano (Caltagirone 1871 - Roma 1959). Sacerdote (dal 1894), convinto assertore della necessità di coerenza per i credenti tra vita religiosa e impegno politico, attento analista dei rapporti tra Chiesa e Stato, fondò il Partito popolare italiano (1919). Antifascista, fu sempre fedele all'idea che le libertà sociali e la democrazia costituiscano un binomio inscindibile a patto che non vengano schiacciate dagli eccessi dello statalismo. Dopo aver studiato in seminario a Caltagirone ed essere stato ordinato sacerdote, si trasferì a Roma dove si laureò in teologia all'università gregoriana (1898) e dove entrò in contatto con R. Murri e G. Toniolo, avvicinandosi agli ambienti della democrazia cristiana. Tornato a Caltagirone, dove già nel 1897 aveva fondato il giornale La Croce di Costantino, promosse la costituzione di cooperative agricole, casse rurali e società operaie, nel quadro di un progetto di rinnovamento dell'economia meridionale fondato sulla media e piccola proprietà, sul rifiuto del protezionismo e dell'assistenzialismo statale e sull'ampliamento delle autonomie locali. Fautore della partecipazione dei cattolici alla vita politica, ma rispettoso del non expedit, concentrò la sua attività nell'ambito amministrativo. Prosindaco di Caltagirone (1905-20), vicepresidente dell'Associazione dei comuni italiani (1915-24), fu segre¬tario della Giunta dell'Azione cattolica (1915-17). Nel dopoguerra, venuto meno il non expedit, fondò il Partito popolare italiano (genn. 1919), di cui assunse la carica di segretario. Contrario alla partecipazione dei popolari al governo Mussolini (ott. 1922), nel congresso di Torino (apr. 1923) Don Sturzo riuscì a portare il PPI all'opposizione. Costretto a dimettersi da segretario del partito (luglio 1923) sostenne la secessione dell'Aventino e la collaborazione con i socialisti. Nel 1924 fu indotto dal cardinale P. Gasparri a lasciare l’ltalia e si stabilì a Londra, poi a New York (1940). Rientrato in Italia (1946), riprese l'attività politica, pur non aderendo ufficialmente alla Democrazia cristiana, e particolarmente dura fu la sua battaglia contro l'intervento statale nell'economia e la sua polemica contro la sinistra. Senatore a vita (1952), dal 1954 fu vicepresidente dell’lstituto della Enciclopedia Italiana.

alcide degasperi

Nacque il 30 agosto 1900, nono di dodici figli, a Fossoli, una frazione agricola di Carpi, da una famiglia di agricoltori benestanti: altri tre dei suoi fratelli scelsero la vita religiosa, tra cui la sorella Marianna (nota anche come Mamma Nina).A quattordici anni scelse di interrompere gli studi e iniziò a lavorare nell'azienda agricola di famiglia: ebbe così modo di entrare in contatto con la dura realtà dei braccianti, da cui imparò le teorie socialiste.

Chiamato alle armi nel 1917, conobbe la terribile realtà della guerra. Durante il servizio militare, si rese anche conto dell'importanza di una buona istruzione: ebbe a scontrarsi con un commilitone ateo, anarchico e istruito, che vedeva nel cristianesimo e nella Chiesa solo un ostacolo al progresso umano; avrebbe voluto obiettare che il problema stava nell'incoerenza dei fedeli, ma non ne fu capace. Intenzionato a diventare avvocato, si laureò in legge presso l'Università Cattolica di Milano. Compresa la sua vocazione al sacerdozio, compì anche gli studi teologici e filosofici al termine dei quali venne ordinato sacerdote dal vescovo Giovanni Pranzini. Celebrò la sua prima messa nel duomo di Carpi il 6 gennaio 1931. Venne nominato vice parroco della chiesa di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, dove fondò l'Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all'accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati. Nel 1947 occupò con i Piccoli Apostoli l'ex campo di concentramento di Fossoli: la comunità iniziò anche ad ammettere delle coppie di sposi disposti ad accogliere come figli i ragazzi senza famiglia. li 14 febbraio 1948 venne approvato il testo di una Costituzione che verrà firmata sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventò così Nomadelfia (la fraternità è legge). La comunità arrivò a superare i 1000 membri. Nonostante il sostegno di tanti benefattori (tra i quali padre Turoldo), per mancanza di fondi Nomadelfia entrò finanziariamente in crisi: anche la cooperativa agricola fondata dai membri della comunità fallì.Anche per questo, il 5 febbraio 1952 il Sant'Uffizio ordinò a don Zeno di lasciare Nomadelfia e di mettersi a disposizione del suo vescovo. I nomadelfi si rifugiarono a Grosseto, dove avevano ricevuto in dono una tenuta agricola dalla contessa Giovanna Albertoni Pirelli: nel 1953 il sacerdote, ottenuta da Pio Xli la dimissione progratia dallo stato clericale, li raggiunse. Nel 1962 la comunità venne eretta a parrocchia da Giovanni XXIII e a don Zeno venne permesso di riprendere l'esercizio del sacerdozio. II6 gennaio 1962 poté di nuovo celebrare la messa. II12 agosto 1980 venne ricevuto da papa Giovanni Paolo Il a Castel Gandolfo con tutta la popolazione di Nomadelfia. Morì il 15 gennaio 1981, a Grosseto, colpito da un infarto. La Conferenza Episcopale toscana nel marzo 2009 diede il suo assenso all'apertura del processo di canonizzazione. li 1O maggio 2018 Papa Francesco si è recato a Nomadelfia e ha pregato sulla tomba di don Zeno.

giuseppe dossetti

Nacque il 30 agosto 1900, nono di dodici figli, a Fossoli, una frazione agricola di Carpi, da una famiglia di agricoltori benestanti: altri tre dei suoi fratelli scelsero la vita religiosa, tra cui la sorella Marianna (nota anche come Mamma Nina).A quattordici anni scelse di interrompere gli studi e iniziò a lavorare nell'azienda agricola di famiglia: ebbe così modo di entrare in contatto con la dura realtà dei braccianti, da cui imparò le teorie socialiste.

Chiamato alle armi nel 1917, conobbe la terribile realtà della guerra. Durante il servizio militare, si rese anche conto dell'importanza di una buona istruzione: ebbe a scontrarsi con un commilitone ateo, anarchico e istruito, che vedeva nel cristianesimo e nella Chiesa solo un ostacolo al progresso umano; avrebbe voluto obiettare che il problema stava nell'incoerenza dei fedeli, ma non ne fu capace. Intenzionato a diventare avvocato, si laureò in legge presso l'Università Cattolica di Milano. Compresa la sua vocazione al sacerdozio, compì anche gli studi teologici e filosofici al termine dei quali venne ordinato sacerdote dal vescovo Giovanni Pranzini. Celebrò la sua prima messa nel duomo di Carpi il 6 gennaio 1931. Venne nominato vice parroco della chiesa di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, dove fondò l'Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all'accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati. Nel 1947 occupò con i Piccoli Apostoli l'ex campo di concentramento di Fossoli: la comunità iniziò anche ad ammettere delle coppie di sposi disposti ad accogliere come figli i ragazzi senza famiglia. li 14 febbraio 1948 venne approvato il testo di una Costituzione che verrà firmata sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventò così Nomadelfia (la fraternità è legge). La comunità arrivò a superare i 1000 membri. Nonostante il sostegno di tanti benefattori (tra i quali padre Turoldo), per mancanza di fondi Nomadelfia entrò finanziariamente in crisi: anche la cooperativa agricola fondata dai membri della comunità fallì.Anche per questo, il 5 febbraio 1952 il Sant'Uffizio ordinò a don Zeno di lasciare Nomadelfia e di mettersi a disposizione del suo vescovo. I nomadelfi si rifugiarono a Grosseto, dove avevano ricevuto in dono una tenuta agricola dalla contessa Giovanna Albertoni Pirelli: nel 1953 il sacerdote, ottenuta da Pio Xli la dimissione progratia dallo stato clericale, li raggiunse. Nel 1962 la comunità venne eretta a parrocchia da Giovanni XXIII e a don Zeno venne permesso di riprendere l'esercizio del sacerdozio. II6 gennaio 1962 poté di nuovo celebrare la messa. II12 agosto 1980 venne ricevuto da papa Giovanni Paolo Il a Castel Gandolfo con tutta la popolazione di Nomadelfia. Morì il 15 gennaio 1981, a Grosseto, colpito da un infarto. La Conferenza Episcopale toscana nel marzo 2009 diede il suo assenso all'apertura del processo di canonizzazione. li 1O maggio 2018 Papa Francesco si è recato a Nomadelfia e ha pregato sulla tomba di don Zeno.

don zeno

Nacque il 30 agosto 1900, nono di dodici figli, a Fossoli, una frazione agricola di Carpi, da una famiglia di agricoltori benestanti: altri tre dei suoi fratelli scelsero la vita religiosa, tra cui la sorella Marianna (nota anche come Mamma Nina).A quattordici anni scelse di interrompere gli studi e iniziò a lavorare nell'azienda agricola di famiglia: ebbe così modo di entrare in contatto con la dura realtà dei braccianti, da cui imparò le teorie socialiste.

Chiamato alle armi nel 1917, conobbe la terribile realtà della guerra. Durante il servizio militare, si rese anche conto dell'importanza di una buona istruzione: ebbe a scontrarsi con un commilitone ateo, anarchico e istruito, che vedeva nel cristianesimo e nella Chiesa solo un ostacolo al progresso umano; avrebbe voluto obiettare che il problema stava nell'incoerenza dei fedeli, ma non ne fu capace. Intenzionato a diventare avvocato, si laureò in legge presso l'Università Cattolica di Milano. Compresa la sua vocazione al sacerdozio, compì anche gli studi teologici e filosofici al termine dei quali venne ordinato sacerdote dal vescovo Giovanni Pranzini. Celebrò la sua prima messa nel duomo di Carpi il 6 gennaio 1931. Venne nominato vice parroco della chiesa di San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, dove fondò l'Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all'accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati. Nel 1947 occupò con i Piccoli Apostoli l'ex campo di concentramento di Fossoli: la comunità iniziò anche ad ammettere delle coppie di sposi disposti ad accogliere come figli i ragazzi senza famiglia. li 14 febbraio 1948 venne approvato il testo di una Costituzione che verrà firmata sull'altare. L'Opera Piccoli Apostoli diventò così Nomadelfia (la fraternità è legge). La comunità arrivò a superare i 1000 membri. Nonostante il sostegno di tanti benefattori (tra i quali padre Turoldo), per mancanza di fondi Nomadelfia entrò finanziariamente in crisi: anche la cooperativa agricola fondata dai membri della comunità fallì.Anche per questo, il 5 febbraio 1952 il Sant'Uffizio ordinò a don Zeno di lasciare Nomadelfia e di mettersi a disposizione del suo vescovo. I nomadelfi si rifugiarono a Grosseto, dove avevano ricevuto in dono una tenuta agricola dalla contessa Giovanna Albertoni Pirelli: nel 1953 il sacerdote, ottenuta da Pio Xli la dimissione progratia dallo stato clericale, li raggiunse. Nel 1962 la comunità venne eretta a parrocchia da Giovanni XXIII e a don Zeno venne permesso di riprendere l'esercizio del sacerdozio. II6 gennaio 1962 poté di nuovo celebrare la messa. II12 agosto 1980 venne ricevuto da papa Giovanni Paolo Il a Castel Gandolfo con tutta la popolazione di Nomadelfia. Morì il 15 gennaio 1981, a Grosseto, colpito da un infarto. La Conferenza Episcopale toscana nel marzo 2009 diede il suo assenso all'apertura del processo di canonizzazione. li 1O maggio 2018 Papa Francesco si è recato a Nomadelfia e ha pregato sulla tomba di don Zeno.

don mazzolari

II12 aprile 1959 moriva don Primo Mazzolari. Poche settimane prima, Giovanni XXIII lo aveva accolto in Vaticano con un abbraccio, definendolo "la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana''. Il gesto del Papa appariva come una liberazione, sia pure in zona Cesarini, secondo il. linguaggio calcistico. Dal 1935 al 1959, infatti, il parroco di Bozzolo ha subito molteplici interventi dell'autorità ecclesiastica, a metterne in dubbio l'opportunità della riflessione ecclesiale e sociale. Don Primo ha dovuto digerire rospi amari prima di accogliere il benevolo saluto di papa Roncalli. Così scriveva trent'anni fa padre Nazareno Fabbretti, suo grande amico: "Mazzolari, come Milani, dette la prova che 'l'amore più grande' consiste non nel 'soffrire per la Chiesa ma da parte della Chiesa" Se si guarda alla testimonianza evangelica di don Primo non si può dimenticare la sua riflessione sulla misericordia. La celebre omelia "Nostro fratello Giuda" è datata 3 aprile 1958 ed è il punto di approdo di una meditazione lunga una vita intera. Tutta la predicazione di don Primo ha trovato nella parabola del figliol prodigo uno dei temi più sentiti. Dal "parroco dei lontani" e dall'autore del libro "La più bella avventura" (1934), cosa ci si poteva attendere di diverso? I lontani erano al centro del suo apostolato: "A differenza degli occhi, il cuore fissa le assenze''.Da qui la sua inquietudine, che trasudava dalle pagine dei libri, dall'appassionato annuncio del Vangelo e dal coraggio del dialogo con tutti. Dove c'è l'uomo, lì non può mancare l'apostolo e chi fa l'apostolo è il cuore, l'apertura d'animo. A sessantadue anni dalla morte, don Mazzolari continua a interpellare i credenti attraverso gli scritti e la profezia delle sue scelte. "La sua parola, fedele e libera, creativa e coraggiosa gli era stata data, come prete, all'altare, e all'altare gli era stata tolta" - ricordava padre Fabbretti, riferendosi all'emorragia cerebrale che lo ha colpito durante la predicazione la domenica in Albis 1959. Ancora oggi c'è bisogno che l'acqua pura che sgorga dai suoi scritti possa diventare ruscello, torrente e fiume anche nella Chiesa odierna, travolgendo le tentazioni di costruire dighe che non sanno far gustare a valle la freschezza della sorgente a monte. Un patrimonio generativo che contagia e che non smette di operare benefici. Cosa rimane della sua profezia? Di sicuro, il coraggio che proviene dall'amore per Cristo e per la sua Parola.

don milani

Don Lorenzo nasce a Firenze il 27 maggio 1923 in una colta famiglia borghese. È figlio di Albano Milani e di Alice Weiss, quest'ultima di origine israelita. Nel 1930 da Firenze la famiglia si trasferì a Milano dove don Lorenzo fece gli studi fino alla maturità classica. Dall'estate del 1941 Lorenzo si dedicò alla pittura iscri-vendosi dopo qualche mese di studio privato all'Accademia di Brera. Nell'ottobre del 1942, causa la guerra, la famiglia Milani ritornò a Firenze. In questo periodo incontro don Raffaello Bensi, un autorevole sacerdote fiorentino che fu da allora fino alla morte il suo direttore spirituale. Nel novembre del 1943 entrò in Seminario Maggiore di Firenze.II13 luglio 1947 fu ordinato prete e mandato a Montespertoli e poi, nell'ottobre 1947 a San Donato di Calenzano (FI), cappellano del vecchio proposto don Pugi. A San Donato fondò una scuola popolare serale per i giovani operai e contadini della sua parrocchia. II14 novembre 1954 don Pugi moriva e don Lorenzo fu nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna. Arrivò a Barbiana il 7 dicembre 1954. Dopo pochi giorni cominciò a radunare i giovani della nuova parrocchia in canonica con una scuola popolare simile a quella di San Donato. Il pomeriggio faceva invece doposcuola in canonica ai ragazzi della scuola elementare statale. Nel maggio del 1958 dette alle stampe Esperienze pastorali iniziato otto anni prima a San Donato. Nel dicembre dello stesso anno il libro fu ritirato dal commercio per disposizione del Sant'Uffizio, perchè ritenuta "inopportuna" la lettura. Nel dicembre del 1960 fu colpito dai primi sintomi del male (linfogranuloma) che sette anni dopo lo portò alla morte Nel febbraio del 1965 scrisse una lettera aperta ad un gruppo di cappellani militari toscani, che in un loro comunicato avevano definito l'obiezione di coscienza "estranea al Comandamento cristiano dell'amore e espressione di viltà''. La lettera fu incriminata e don Lonrenzo rinviato a giudizio per apologia di reato. Al processo, che si svolse a Roma, non poté essere presente a causa della sua grave malattia. Inviò allora ai giudici un'autodifesa scritta. Da queste riflessioni è scaturito il testo "l'obbedienza non è più una virtù': grande testimonianza di consapevolezza critica circa la responsabilità civile e il valore della nonviolenza. Il 15 febbraio 1966, il processo in prima istanza si concluse con l'assoluzione, ma su ricorso del pubblico ministero, la Corte d'Appello quando don Lorenzo era già morto modificava la sentenza di primo grado e condannava lo scritto. Nel luglio 1966 insieme ai ragazzi della scuola di Barbiana iniziò la stesura di Lettera a una professoressa. Don Lorenzo moriva a Firenze il 26 giugno 1967 a 44 anni.

giorgio la pira

Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio del 1904 da Gaetano e Angela Occhipinti. alterna il lavoro con gli studi, fino alla facoltà di Giurisprudenza. Nel 1925 diventa terziario domenicano e si laurea nel 1926 e inlzia la carriera accademica. Nel 1928 è tra i primi a entrare nell'Istituto secolare dei missionari della regalità di Cristo fondato da padre Gemelli. Titolare della cattedra di Diritto romano a Firenze dal 1933, La Pira inizia a impegnarsi nel cattolicesimo fiorentino. Scopre gli studi di Maritain, si avvicina al gruppo di Papini e de IL Frontespizio, da cui si separerà però presto, non condividendone l'apertura al fascismo; collabora con don Bensi al progetto della mensa di S. Procolo che unisce aiuto ai poveri a un programma di sostegno spirituale. Lancia la rivista Principi che prende posizione contro la guerra e la deriva bellicista del regime. Dopo 1'8 settembre, sfugge a un tentativo di arresto e alle minacce della Banda Carità, nascondendosi in varie località fino al Vaticano, protetto da mons. Montini, dove collabora con L'Osservatore romano. Nel settembre del 1944 rientra in città come presidente dell'Ente comunale di assistenza e il 2 giugno 1946 viene eletto nell'Assemblea costituente, dove lavorerà, nella commissione «dei 75», ai principi fondamentali della nuova Carta. Vicino al gruppo dossettiano di Cronache sociali, nel 1948 viene eletto deputato nelle file della Democra¬zia cristiana (di cui pure non prende la tessera) ed è nominato sottosegretario nel Ministero del lavoro guidato da Fanfani. Nel 1951 viene eletto sindaco di Firenze e si lancia in una profonda opera di ricostruzione della città e di rilancio delle politiche sociali e culturali, anche a livello internazionale. Nel 1952 lancia il primo dei Convegni per la pace e la civiltà cristiana. Nel 1953-1954 le sue scelte amministrative coraggiose - dalla requisizione di case sfitte per i senzatetto all'impegno contro la chiusura di imprese quali Galileo, le Cure, la Pignone - creano tensioni. Riconfermato sindaco nel 1956, l'anno successivo è costretto alle dimissioni da una crisi nella maggioranza e si dedica a una serie di viaggi di pace in Europa, Africa e Medio Oriente. Rieletto alla Camera nel 1958, organizza a Firenze il I Colloquio Mediterraneo, che getterà i primi semi per una risoluzione della crisi algerina. Ritorna come sindaco a Palazzo Vecchio dal 1960 al 1965, poi intensifica il suo impegno negli sforzi di pace. per favorire l'apertura di un negoziato tra Vietnam del Nord e Stati Uniti e scongiurare la • guerra. In novembre si reca ad Hanoi dove _incotra_ Ho Chi Minh. Nel 1966 organizza una rete d1 solidarietà in seguito all'alluvione che colpisce Firenze e si espone pubblicamente sul tema dell'obiezione di coscienza. Segue da vicino la crisi della Primavera di Praga, promuoverà il dialogo in Medio Oriente, sosterrà la Ostpolitik per il disarmo nucleare. Intanto promuove la rivista e l'editrice Cultura. Nel 1971 visita Allende a San¬tiago. Viaggia ancora negli USA, in URSS e in Senegal. Preoccupato della situazione politica italiana, nonostante i crescenti problemi di salute, nel 1976 viene eletto sia alla Camera sia al Senato (opta per la prima). Muore il 5 novembre del 1977.

carlo carretto

Carlo era nato ad Alessandria il 2 aprile del 191O, da una numerosa e povera famiglia contadina. A Torino Carlo Carretto cresce a contatto con l'oratorio salesiano della Crocetta, dove riceverà una solida formazione umana e cristiana che ne farà ben presto un leader giovanile dell'Azione Cattolica, unica aggregazione indipendente cui era permesso 'sopravvivere' in quegli anni, dal regime fascista. Maestro elementare a 18 anni, consegue contemporaneamente la laurea in Storia e in Filosofia e nel 1940 vince un concorso per Direttore Didattico. È però già inviso al regime, e viene mandato in questa veste dapprima in uno sperduto paesino della Sardegna e poi cacciato anche da qui con l'accusa di attività antifascista Appena terminata la guerra, nel 1945 viene chiamato a Roma a dirigere l'Associazione dei Maestri Cattolici e l'anno successivo, nel 1946 diventa presidente nazionale dell'Azione Cattolica Giovani. Per la celebrazione delI' 80mo anniversario della fondazione dell'Azione Cattolica porta a Roma oltre 300.000 giovani, i cosiddetti "baschi verdi': Testimonianza della sua attività di questo periodo all'interno del mondo giovanile, è il suo primo libro: Famiglia Piccola Chiesa nel quale anticipa di quasi venti anni alcuni temi che saranno del Concilio Vaticano Il. Quelli erano anche anni di grandi fermenti all’interno del mondo cattolico per quanta riguarda il rapporto con la politica era nata la “balena bianca” la Democrazia Cristiana al cui interno si ritrovavano le varie anime del cattolicesimo politico. Ai vertici della Chiesa ci furono pressioni affinché mettesse queste sue doti da grande leader nell'impegno politico. Ma gli era invisa la tendenza di larga parte del mondo politico cattolico di allora di guardare verso la Destra e scelse una strada completamente diversa: quella del deserto. Abbandonò tutto e si fece 'piccolo fratello'. Trascorse ben dieci anni nel deserto dell'Algeria sulle orme di frate! Charles De Foucauld.Carretto, "uomo di azione" diventa, in questi dieci anni di deserto, "maestro di contemplazione"; il libro che pubblicherà alla fine di questa 'traversata spirituale; nel 1964, Lettere dal deserto, divenne subito un best seller e resterà una pietra miliare nella storia della spiritualità cristiana del XX secolo. In esso frate! Carlo racconta la sua esperienza di fede, esperienza che lo porta ad affermare con passione che Dio è per lui una evidenza, l'acqua stessa in cui il pesce nuota, l'aria che il vivente respira. Tornato in Italia, frate! Carlo sceglie un vecchio convento francescano abbandonato nei pressi del cimitero di Spello, il San Girolamo, e qui si dedica all'accoglienza e alla contemplazione, nella consapevolezza che occorre riscoprire Il deserto nella città (titolo di un altro suo libro successivo). Nasce a metà degli anni sessanta "la fraternità di Spello" e in pochi anni essa diventa un centro dove migliaia di giovani e meno giovani saranno accolti e potranno trovare uno spazio dove condurre la propria ricerca spirituale senza essere giudicati e in grande libertà interiore; invitati al silenzio e alla contemplazione anno dopo anno fratel Carlo si impose come uno dei riferimenti essenziali in Italia e nel mondo (i suoi libri vengono tradotti nelle principali lingue), per una ricerca religiosa e mistica estremamente aperta, ecumenica, davvero evangelica. La fraternità di Spello, dalla fine degli anni sessanta fino alla fine degli anni ottanta, è stata un crocevia di ricerca spirituale ed umana di cui oggi sarebbe impossibile tracciare le coordinate; un luogo di incontro fra generazioni, fra credenti e non credenti, fra uomini e donne, fra l'uomo e Dio. Un luogo dove le parole d'ordine erano: lavoro, silenzio, preghiera, fraternità, accoglienza; e queste, offerte con semplicità, senza 'strutture religiose' o'mura di cinta; da vivere sparsi negli eremi immersi negli uliveti del Subasio, divenuto quasi una novella Tebaide. Nel libro pubblicato all'inizio del 1983, Ho cercato e ho trovato, fratel Carlo raccontava ancora una volta la sua 'esperienza' di Dio, e incoraggiava alla fede:" Non chiedetevi più se credete o non credete in Dio, chiedetevi se amate o non amate. E se amate, non pensate ad altro, amate. E amate sempre di più fino alla follia, quella vera e che porta alla beatitudine: la follia della Croce, che è cosciente dono di sé e che possiede la più esplosiva forza di liberazione per l'uomo". Ciò che conta è amare, sarà infatti il titolo di un altro suo libro di successo. Carretto è autore di molti libri di spiritualità, La sua avventura umana si conclude la notte del 4 ottobre, festa di San Francesco d'Assisi, il santo di cui era innamorato e che sentiva talmente suo da scriverne una splendida biografia dal titolo emblematico: /o Francesco (1980).

giuseppe lazzati

Nato a Milano il 22 giugno 1909, deceduto a Milano il 18 maggio 1986, docente universitario e dirigente della D.C. Quarto di otto fratelli, si era laureato in Lettere e filosofia all'Università Cattolica. Dopo avervi insegnato come assistente volontario, nel 1939 fu incaricato di Letteratura cristiana antica. Antifascista, si incontrava spesso con Dossetti, che, nel secondo dopoguerra, sarebbe diventato il principale esponente del cattolicesimo progressista. Richiamato come tenente di complemento del 5° Reggimento Alpini, al momento dell'armistizio si trovava a Merano. Catturato dai tedeschi, Lazzati fu deportato a Stablak (Konisberg) e poi, avendo decisamente rifiutato di aderire alla R.S.I. in Polonia nel campo di Deblin Irena dove rimase fino al marzo 1944. Poi passò ai campo di O-L

aldo moro

Nato a Maglie 1916 - morto a Roma 1978. Presidente della FUCI (1939-43) e del Movimento laureati cattolici (1945-46), direttore della rivista Studium, fu uno dei fondatori della Democrazia cristiana, che rappresentò alla Costituente (fece parte della Commissione dei 75) e alla Camera dei deputati in tutte le legislature. Fu prof. di diritto penale all'univ. di Bari (1948-64) e di istituzioni di diritto e procedura penale a Roma dal 1964. Sottosegretario agli Esteri nel quinto governo De Ga¬speri (1948-49), fu per più versi vicino alle posizioni di G. Dossetti. Presidente del gruppo parlamentare della DC (1953-55), ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni della Pubblica Istruzione nei governi Zoli e Fanfani, nel febbraio 1959 fu eletto segretario della DC, in posizione di mediazione tra fanfaniani e dorotei. Moro guidò il partito attraverso la complessa crisi del centrismo all'apertura ai socialisti e al varo del centrosinistra. Presidente del Consiglio dal dic. 1963 al giugno 1968, Moro fu a capo di tre successivi governi che videro lo stabilizzarsi della formula di centrosinistra. Da allora e per diversi anni ricoprì prevalentemente la carica di ministro degli Esteri in vari governi. Di nuovo presidente del Consiglio (nov. 1974 - luglio 1976), riprese la linea definita fin dal 1969 come "strategia dell'attenzione" verso il partito comunista, allora attestato sulla prospettiva del "compromesso storico''. Come presidente del consiglio nazionale della DC (dall'ott. 1976) accentuò il ruolo di mediazione nella vita politica italiana durante l'esperienza del governo di solidarietà nazionale detto "della non sfiducia" (luglio 1976 - marzo 1978). Il giorno del varo del quarto governo Andreotti, che concludeva una lunga crisi politica con l'ingresso del PCI nella maggioranza (16 marzo 1978), Moro fu rapito a Roma, in via Fani, da un commando delle Brigate rosse che massacrò gli uomini della scorta. Di fronte al drammatico evento, cui seguì da parte delle BR la richiesta di rilascio di brigatisti prigionieri e di un riconoscimento politico, organi di stampa e mondo politico si divisero tra fautori e avversari della trattativa, con netta prevalenza dei secondi. Caddero nel vuoto autorevoli appelli alla cle¬menza (tra cui quelli del papa e del segretario generale dell'ONU) e non risolutiva si dimostrò l'azione delle forze di polizia; il cadavere dello statista fu fatto rinvenire dalle BR il 9 maggio 1978 nel portabagagli di un'auto in via Caetani a Roma.

tina anselmi

Tina Anselmi ha dedicato tutta la vita alla democrazia e ai destini delle donne: nella scuola - laureata in lettere ha insegnato nelle scuole elementari; - nel sindacato; nel movimento femminile della Democrazia Cristiana; in Parlamento: deputato per sei legislature, è stata ministro della Sanità, e ministro del Lavoro. Si deve a lei la legge sulle pari opportunità. Tina Anselmi nasce a Castelfranco Veneto nel 1927. A diciassette anni entra nella Resistenza come staffetta della Brigata autonoma "Cesare Battisti"; fa poi parte del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà. Si laurea in lettere all'Università Cattolica di Milano e insegna nella scuola elementare. Dal 1945 al 1948 è dirigente del Sindacato Tessili e dal 1948 al 1955 del Sindacato Maestre. Dal 1958 al 1964 è incaricata nazionale delle giovani della Democrazia Cristiana e in tale veste partecipa ai congressi mondiali dei giovani di tutto il mondo. Nel congresso di Monaco del 1963 è eletta membro del Comitato direttivo dell'Unione europea femminile, di cui diventa successivamente vicepresidente. È eletta per la prima volta come deputato il 19 maggio 1968 e riconfermata fino al 1992, nel Collegio di Venezia e Treviso. È sottosegretario al lavoro nel V governo Rumore nel IV e V governo Moro.

Nel 1976 viene nominata Ministro del Lavoro: è la prima donna, in Italia, a diventare ministro. Nel 1978 è nominata Ministro della Sanità e nel 1981 presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2, che termina i lavori nel 1985: è un capitolo essenziale della vita della Repubblica, una responsabilità che Anselmi assume pienamente e con forza, firmando l'importante relazione che analizza le gravi relazioni della loggia con apparati dello stato e con frange della criminalità organizzata, messe in campo per condizionare con ogni mezzo la vita democratica del Paese. Successivamente è nominata Presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità. Presiede il Comitato italiano per la FAO. Fa parte della Commissione di inchiesta sull'operato dei soldati italiani in Somalia. Ha presieduto la Commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali per la comunità ebraica italiana. La commissione ha terminato i suoi lavori nel mese di aprile 2001. È vicepresidente onoraria dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia .È stata più volte presa in considerazione da politici e società civile per la carica di Presidente della Repubblica: nel 1992 fu il settimanale «Cuore» a sostenerne la candidatura, mentre nel 2006 un gruppo di blogger l'ha sostenuta attraverso un tam tam mediatico che prende le mosse dal blog Tina Anselmi al Quirinale. Nel 1998 è stata nominata Cavaliere di Gran Croce Ordine al merito della Repubblica italiana.

chiara lubich

Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920, in una famiglia di modeste condizioni. Dalla madre eredita la fede cristiana, dal padre socialista, una spiccata sensibilità sociale. Diplomata maestra elementare, negli anni 1939-43 si dedica all'insegnamento. Alla ricerca della verità, riprende gli studi all'Università di Venezia, ma non può proseguirli a causa del secondo conflitto mondiale. Ed è proprio in quegli anni bui, sotto i bombardamenti, che scopre nel Vangelo quei valori dello spirito che ricostruiscono l'uomo e il tessuto della società disgregata, coinvolgendo via via persone di ogni età, categoria sociale, razza, cultura e fedi nei cinque continenti. Da Chiara nasce il Movimento dei Focolari Nato sotto le bombe della seconda guerra mondiale, approvato solo nel 1964 da Papa Paolo VI con il nome ufficiale di Opera di Maria e oggi diffuso in oltre 180 paesi con più di 2 milioni di aderenti, il Movimento dei Focolari nacque per portare un messaggio di unità, con l'obiettivo di cooperare alla costruzione di un mondo più unito "perché tutti siano una sola cosa" (Gv 17,21) nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità. La politica come amore Certo, riproporre oggi gli ideali di amore e di fraternità in politica può sembrare quanto mai fuori luogo. Eppure Chiara Lubich ha attraversato il "secolo breve" (nella definizione dello storico Hobsbawm) tra le due guerre mondiali, la Shoah, i genocidi nelle Terre dei Grandi Laghi e nei Balcani e, più in là, della globalizzazione del terrorismo e dell'indifferenza. Le parole che seguono, pronunciate da Chiara Lubich a Madrid il 3 dicembre 2002 in un simposio del Movimento Europeo, risultano una visione capovolta del concetto del potere in politica, e risuonano come profezia forte di un ideale, quello dell'unità, sorretto dalla spiritualità che Chiara Lubich ha donato al mondo.

«Esiste una vera vocazione alla politica. Chi crede vi avverte la voce di Dio che gli assegna un compito. Ma anche chi non crede si sente chiamato ad essa, ad esempio dall'esistenza di un bisogno sociale, da una categoria debole che chiede aiuto.E la risposta alla vocazione politica è un atto di fraternità: si scende in campo. infatti, per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene, come se fosse proprio. Anzi il compito dell'amore politico è quello di amare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l'amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro; l'amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e libri; l'amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade, di ferrovie, di regole certe .La politica per ciò è che fa in modo che le persone collaborino tra loro,facendo incontrare i bisogni con le risorse, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri».

L'Arte di Amare Un amore rivolto a tutti e che non discrimina; che prende l'iniziativa; che ama come sé e non rifiuta nessuno, neppure i nemici. Perché possa dirsi evangelico, dovrebbero essere queste le qualità del nostro amore. Un'operazione non facile, che richiede un esercizio costante e quotidiano .È per questo che Chiara Lubich l'ha definito "un'arte': un metodo, che si propone a tutti: cristiani, uomini e donne di fedi diverse e persone senza un preciso riferimento religioso. Nella consapevolezza che questa nuova disposizione d'animo è il primo passo per una rivoluzione pacifica, capace> di cambiare:> i cuori:> dei singoli e il mondo intero.

 

 

cardinal matteo maria zuppi

Cara Costituzione, Sento proprio il bisogno di scriverti una lettera, anzitutto per ringraziarti di quello che rappresenti da tanto tempo per tutti noi. Hai 75 anni, ma li porti benissimo!Ti voglio chiedere aiuto, perché siamo in un momento difficile e quando l'Italia, la nostra patria, ha problemi, sento che abbiamo bisogno di te per ricordare da dove veniamo e per scegliere da che parte andare. E poi che cosa ci serve litigare quando si deve costruire? Come cristiano la luce della mia vita è Dio, che sii è manifestato in Gesù. È una luce bellissima perché luce di un amore, esigente e umanissimo, che mi aiuta a vedere la storia dove Dio, che è amore, si manifesta.Mi insegna ad amare ogni persona, perché ognuno è importante. Mi chiede di farlo senza interessi perché l'unico interesse dell'amore è l'amore stesso, quindi gratuitamente, senza convenienze personali, in maniiera universale. Fratelli tutti! E questo, in un mondoche si è fatto piccolo e con tanti cuori troppo ristretti perché pieni di paura e soli. Penso ci sia bisogno di questa luce, anche nelle Istituzioni, perché dona speranza, rende largo e umano il cuore, insegna a guardare al bene di tutti perché così ciascuno trova anche il suo. Stiamo vivendo un periodo difficile. Dopo tanti mesi siamo ancora nella tempesta del COV/D. Qualcuno non ne può più. Molti non ci sono più. All'inizio tanti pensavano non fosse niente, altri erano sicuri che si risolvesse subito tanto da continuare come se il virus non esistesse, altri credevano che dopo un breve sforzo sarebbe finito, senza perseveranza e impegno costante. Quanta sofferenza, visibile e quanta nascosta nel profondo dell'animo delle persone! Quanti non abbiamo potuto salutare nel loro ultimo viaggio! Che ferita non averlo po¬tuto fare! Sai, molti di quelli che ci hanno lasciato sono proprio quelli che hanno votato per i tuoi padri. Anche per loro ti chiedo di aiutarci. Quando penso a come ti hanno voluta, mi commuo¬vo, perché i padri costituenti sono stati proprio _bravi~ Erano diversissimi, avversari, con idee molto d1stant1 eppure si misero d'accordo su quello che conta e su cui~ tutti - tutti - volevano costruire il nostro Paese. Vorrei che anche noi facessimo così, a cominciare da quelli che sono dove tu sei nata. C'era tanta sofferenza: c'era stata la guerra, la lotta contro il nazismo e il fascismo e si era combattuta una vera e propria guerra fratricida. Certo. Non cè paragone tra come era ridotta l'Italia allora e come è oggi! Tutto era distrutto, molte erano le divisioni e le ferite. Eppure c'era tanta speranza. Adesso ce nè di meno, qualche volta penso - e non sai quanto mi dispiace! - davvero poca. Non si può vivere senza speranza! Quando sei nata c'erano tanti bambini e ragazzi, quelli che ora sono i nostri genitori e non¬ni. Vorrei che ci regalassi tanta speranza e tanti figli, tutti figli nostri anche quelli di; chi viene da lontano, perché se abbiamo figli possiamo sperare, altrimenti ci ritroviamo contenti solo nel mantenere avidamente quello che abbiamo, e questo proprio non basta e in realtà non ci fa nemmeno stare bene.Cara Costituzione, tu ci ricordi che non è possibile star bene da soli perché possiamo star bene solo assieme. Tu ci ricordi che dobbiamo imparare che ce un limite nell'esercizio del potere e che i diritti sono sempre collegati a delle responsabilità collettive: non va bene che la persona - che tu ritieni così importante, che tu difendi e di cui vuoi il riscatto da ogni umiliazione - si pensi in maniera isolata e autosufficiente. I diritti impongono dei doveri. Ognuno è da te chiamato a pensarsi, progettarsi e immaginarsi sempre insieme agli altri. Tu, infatti, chiedi a tutti di mettere le proprie capacità a servizio della fraternità, perché la società come tu la pensi non è un insieme di isole, ma una comunità tra persone, tra le nazioni e tra i popoli. Fondamentale l'art. 2 in cui parli dei diritti inalienabili dell'uo¬mo, di ogni uomo non solo dei cittadini e dei doveri inderogabilidi solidarietà. . PS.: Ti farà piacere, carissima Costituzione, rileggere queste parole di uno dei tuoi padri. Ti voleva bene e parlava spesso di te con amore grande e lo insegnava ai giovani che non ti conoscevano. "Alla fine, vorrei dire soprattutto ai giovani: non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del '48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. La Costituzione americana è in vigore da duecento anni, e in questi due secoli nessuna generazione l'ha rifiutata o ha proposto di riscriverla integralmente, ha soltanto operato singoli emendamenti puntuali al testo originario dei Padri di Philadelphia, nonostante che nel frattempo la società americana sia passata da uno Stato di pionieri a uno Stato oggi leader del mondo ... È proprio nei momenti di confusione o di transizione indistinta che le Costituzioni adempiono la più vera loro funzione: cioè quella di essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento. Cercate quindi di conoscerla, di comprendere in profondità i suoi principi fondanti, e quindi di farvela amica e compagna di strada. Essa, con le revisioni possibili ed opportune, può garantirvi effettivamente tutti i diritti e tutte le libertà a cui potete ragionevolmente aspirare; vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque cammino vogliate procedere, e per qualunque meta vi prefissiate" (Giuseppe Dossetti, Discorso tenuto all’università di Parma 26/04/1995

INSIEME LAVORO E FAMIGLIA SOLIDARIETA' E PACE / SEZIONE DI BRESCIA
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